Cavalleria; parola magica che subito evoca, nella mente di ciascuno, l’immagine di un guerriero in sella ad un possente destriero, rivestito di ferro e con la spada al fianco. Il cavaliere e il concetto di cavalleria, vale a dire una élite che fa della guerra un’arte a cui dedicare la propria vita per la difesa dei più deboli, della patria o della fede, iniziano a prendere forma nel periodo Merovingio, ma è con Carlo Magno che il guerriero a cavallo assumerà il significato che durante il Medioevo troverà la più ampia accezione del termine.
Pertanto, è nel corso dell’epopea carolingia che nasce ed emerge la figura del Paladino.
E il Paladino per antonomasia è Orlando.
Un nome che la Storia ufficiale tramanda in modo quasi succinto ma che, per contrasto, trova nella leggenda un ruolo di primissimo piano, trasformando Orlando, Prefetto della Marca di Bretagna, in un eroe ammantato di gloria, fulgido esempio di lealtà, dedizione,coraggio e con quel pizzico di follia senza il quale non si può assurgere alla grandezza e all’immortalità. Sono le “Chanson de Geste” che ci fanno conoscere e amare Orlando, che ci conducono in quel lontano mondo epico – cavalleresco, nel quale la sua figura, insieme a quelle dei personaggi che lo contornano, si trova sospesa fra realtà e mito, storia e fantasia.
Orlando è dunque un eroe, ma è umano e, in quanto tale, ha un Lato Oscuro. Il suo è rappresentato dal drago che gli ruggisce nel cuore, che lo rende forte, che gli è di sprone e che tuttavia deve tenere a bada. Ed è soltanto in sogno che Orlando sconfigge il drago. Una vittoria che si rivela effimera, poiché esso lo accompagnerà durante l’arco, purtroppo breve, della sua esistenza.
Il Lato Oscuro che circonda Orlando è foriero di grandezza, ma anche presagio di morte. Intorno a lui aleggiano oscuri presagi, tuttavia gli orizzonti che si spalancano davanti ai suoi occhi di ragazzo, nel momento in cui entra a far parte dell’eletta schiera dei Paladini del Re, sono echeggianti di imprese gloriose e l’animo di Orlando, che aspira a distinguersi, ne è attirato e sedotto. Anche lui, però, come tutti coloro destinati a diventare eroi, dovrà intraprendere un cammino iniziatico ed avere al fianco un mentore che gli sia da guida. Un maestro che trasmetta la propria conoscenza e i valori dei quali è custode, al giovane allievo. Il mentore di Orlando è Gano, suo zio e amico d’infanzia del Re, anche lui un tempo Paladino. Un compito che per Gano si rivela difficile a causa del carattere ribelle di Orlando. Le sue doti, però, sono straordinarie, come straordinari sono la sua spada “Durendal”, nella cui elsa sono custodite prodigiose reliquie, e l’Olifante, il corno che emana un suono spaventoso, tale da atterrire i nemici. Uno strumento ricavano dalla zanna di un elefante, si dice, imbevuto di arcana magia.
Cavaliere e spada sono inscindibili. Non esiste l’uno senza l’altra.
Il cavaliere è tutt’uno con la spada, in quanto rappresenta l’unione dello spirito e della materia in difesa della giustizia e dei deboli. Orlando è un grande guerriero, ma la sua spada lo rende invincibile. Così come l’Excalibur di Re Artuù, Balmung per Sigfrido, Gioiosa per Carlo Magno. Era usanza dare nomi alle spade, che erano i simboli degli ideali cavallereschi per i quali i cavalieri combattevano. Contro i nemici reali in guerra, contro nemici invisibili e assai più subdoli che potevano annidarsi nell’animo, che doveva restare puro e incontaminato. La purezza degli intenti era perseguita dal cavaliere, che ne faceva il fondamento della propria vita, pena la perdita dell’onore. Fra i cavalieri, l’amicizia fraterna rivestiva un’importanza fondamentale. Il legame che si creava fra questi uomini addestrati alla guerra fin dall’infanzia era più forte di ogni altro, poiché la salvezza o la morte dipendevano dal reciproco aiuto.
Orlando è schivo per natura ma sa apprezzare il valore di un’amicizia sincera. Rainaldo è il primo che riesce ad aprire una breccia nella barriera di riserbo che Orlando ha eretto intorno al suo cuore, ma è nel momento in cui riceve l’investitura di Paladino che scopre il vero significato di quel sentimento unico che unisce uomini votati al servizio del Re e del Bene.
Olivieri, solare e limpido quanto Orlando è tenebroso, diviene l’amico più caro, il fratello che non ha mai avuto. Una fratellanza che li unirà fino alla morte.
Fra le tante lotte, contrasti e intrighi, c’è posto anche per l’amore.
Amore per Alda, sorella di Olivieri, dolce fanciulla che rapisce il cuore di Orlando. E c’è l’amore combattuto, aspro e sensuale per Yasmina, la fiera principessa ostaggio di Orlando. Due donne assai diverse che incarnano, al femminile, la duplicità di Orlando.
Alda rappresenta la Luce. Yasmina il suo Lato Oscuro.
Entrambe transitano nella vita di Orlando simili a meteore e, sebbene ciascuna in modo diverso imprima nella sua vita un segno forte, non sono tali da scalfirne la corazza. Niente ha questo potere, neppure l’imminenza della morte fra le gole dirupate di Roncisvalle, dove Orlando, fino all’ultimo, rifiuta di dare fiato all’Olifante per chiedere soccorso.
